Tratto da “Centomila gavette di ghiaccio” di Giulio Bedeschi
C’è un po’ di pane? – chiese l’ufficiale ad un tratto.
Seguì un breve silenzio imbarazzato.
No, Italo, non ce n’è – rispose pacatamente il babbo.
La colpa è mia, pare – aggiunse con un fuggevole sorriso. – sono io il tiranno.
Il babbo non vuole che si ricorra alla borsa nera – spiegò la mamma con dolcezza – e con la tessera si hanno centocinquanta grammi di pane al giorno.
Troppo pochi – esclamò il medico allarmato [ufficiale Italo].
Sono un po’ pochi – corresse la mamma – data la scarsezza degli altri generi; ma ci sono sufficienti, non preoccuparti caro. Piuttosto, tu in questi giorni avrai bisogno…
No, mamma, non darti pensiero, starò anch’io alle regole come voi.
Vedi che Italo ha capito subito la situazione? – disse il babbo contento. – La mamma brontola ogni tanto, dice che almeno io e Bruna dovremmo mangiare qualcosa di più di quanto si può acquistare con la tessera; ma io penso che se i soldati muoiono al fronte anche noi dobbiamo accettare qualche sacrificio. […]
