di Davide Rossi
Dopo due anni e mezzo in Cina è ancora lockdown.
Dopo l’ultimo a Shangai, che è durato due mesi, ora non possono uscire di casa gli abitanti di Chengdu e quelli di Shenzen per un totale di 300 milioni di cinesi. A tempo indeterminato.
Per queste persone mancano cibo e beni di prima necessità.
La salute di molti di loro è compromessa.
Tutto questo lo ricordo a beneficio di quelli che “il blocco Euroasiatico ci salverà”. E di quei politici (dell’ “antisistema”) che si fanno fotografare tenendo in mano con orgoglio un libro sulla figura di Xi Jinping.
Un’ultima domanda a coloro che ritengono che questi lockdown cinesi siano geniali perché servono a mettere in ginocchio l’economia occidentale, dato che così si bloccano le esportazioni: ma voi sareste contenti di vivere in un posto che gioca così con le vite dei propri cittadini per questioni di potenza?
Lo chiedo perché se non è chiaro, il modello di Stato che hanno in mente quelli della cricca di Davos è proprio quello cinese.
Non a caso, nel 2001, la vera globalizzazione è iniziata con l’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).
La Cina è diventata la Fabbrica del Mondo non tanto grazie al partito comunista cinese ma perché la classe dirigente finanziaria internazionale lo ha voluto.
Il Great Reset è neo comunismo in purezza.
Se vi piace accomodatevi.
