Quando il governo di una nazione degenera in una “junta” militare o in un regime autocratico, in genere istituisce uno stato di emergenza perenne;
la Costituzione viene sospesa;
l’esecutivo assume pieni poteri a tempo indeterminato e governa per decreti emergenziali;
il parlamento è ridotto a mere funzioni notarili;
si istituiscono coprifuoco, check point, limitazioni alla circolazione, lasciapassare;
i dissidenti vengono assimilati a terroristi interni o traditori, e trattati di conseguenza;
le strutture civili sono militarizzate e affidate ad alti ufficiali;
i consumi energetici e l’acquisto di beni vengono razionati e controllati dallo stato;
la stampa è sottoposta a rigida censura, svolgendo il solo ruolo di megafono del regime;
le manifestazioni pubbliche sono vietate e represse, salvo quelle orchestrate dal potere;
si impone alla popolazione la retorica del “sacrificio” – perenne, incondizionato, a prescindere – quale fulgido modello di unica virtù civica.
Infine, si inventa una qualche “guerra giusta” per incanalare il risentimento e la frustrazione del popolo verso un nemico immaginario e consolidare così il consenso interno.
Il fatto che quanto sommariamente elencato descriva gli ultimi due anni fino a queste ultime ore dovrebbe far sorgere qualche domanda. A patto ovviamente di non essere dei cretini o dei complici.
PIERGIORGIO MOLINARI
