La ricerca della felicità

Oggi rileggevo sto passo di Ludwig Von Mises, dovrebbe essere sufficiente per capire quale bestialità siano gli statalismi.

“In termini colloquiali diciamo “felice” un uomo cui è riuscito di raggiungere i suoi fini.

Una descrizione più adeguata del suo stato sarebbe dire ch’egli è più felice di prima. Non ci sono tuttavia valide obiezioni all’uso che definisce l’azione umana come perseguimento della felicità.

Dobbiamo però evitare i comuni malintesi. Scopo ultimo dell’azione umana è sempre la soddisfazione del desiderio dell’uomo agente.

Non c’è misura di maggiore o minore soddisfazione all’infuori dei giudizi individuali di valore, differenti da persona a persona e da tempo a tempo per la stessa persona.

Ciò che fa sentire insoddisfatto o meno soddisfatto un uomo è stabilito dallo stesso sulla misura della propria volontà e del proprio giudizio, dalla sua valutazione personale e soggettiva.

Nessuno è in grado di stabilire ciò che farebbe più felice un uomo.

Per trovarlo non occorre assolutamente riferirsi alle antitesi egoismo-altruismo, materialismo-idealismo, individualismo-collettivismo, ateismo-religione.

Ci sono persone che tendono soltanto a migliorare le condizioni del loro proprio io.

Ce ne sono altre cui la coscienza dei dispiaceri altrui causa altrettanta infelicità o anche un’infelicità maggiore dei loro stessi bisogni.

Vi sono persone che non desiderano altro che la soddisfazione dei loro appetiti sessuali, di cibo, bevande, casa bella e altre cose materiali.

Altre invece si preoccupano maggiormente delle soddisfazioni comunemente chiamate “più alte” e “ideali”.

Vi sono individui desiderosi di adattare le proprie azioni alle esigenze della cooperazione sociale; d’altra parte vi sono persone che sfidano le regole della vita sociale.

V’è gente per la quale il fine ultimo del pellegrinaggio terreno è la preparazione ad una vita di felicità; altra gente invece non crede agli insegnamenti di nessuna religione e non permette che le sue azioni siano influenzate da questi.

La prasseologia* è indifferente agli scopi ultimi dell’azione.

Le sue conclusioni sono valide per ogni specie di azione indipendentemente dai fini perseguiti.

Essa è una scienza di mezzi, non di fini. Applica il termine felicità in un senso puramente formale.

Nella terminologia prasseologica la proposizione: “l’uomo tende unicamente alla felicità“, è tautologica. Essa non implica nessuna affermazione sullo stato delle cose dal quale l’uomo si aspetta la felicità.”

*In filosofia , prasseologia o praxiology ( / ˌ p r æ k s i ɒ l ə dʒ i / ; dal greco antico πρᾶξις (prassi)  ‘atto, azione’, e -λογία (-logia)  ‘studio’) è il teoria dell’azione umana , basata sulla nozione che gli esseri umani si impegnano in comportamenti intenzionali, in contrasto con il comportamento riflessivo e altri comportamenti non intenzionali.

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